Per chi non conosce Dante Alighieri è un noto personaggio molto importante della storia italiana, nato a Firenze fu esiliato a Ravenna e, una volta lì, seppe che la sua amata Beatrice, che era promessa ad un altro uomo, morì nella giovane età di 24’anni.

Questa perdita sconvolse così tanto il povero Dante che iniziò a scrivere uno dei più importanti scritti che tutt’ora sono studiati in ogni scuola d’Italia: “La divina commedia“.

Questo testo non rappresenta solo la descrizione di 3 posti in cui l’anima di una persona va quando muore, ma anche un viaggio che lo scrittore affronta insieme ad una guida che è Virgilio. Composto da molti canti in luoghi differenti, vediamo di cosa parla il Canto numero 3.

Di cosa parla?

Tutti sappiamo, o abbiamo studiato, il momento in cui Dante inizia il suo viaggio verso l’inferno ma non da morto, è lui che pensa a ciò che gli è successo dopo il suo esilio da Firenze, è stato cacciato dalla sua città per aver essere stato nell’esercito sbagliato tra Guelfi e Ghibellini, e in aggiunta a questa ha perso l’amore della sua vita, ovvero Beatrice morta a soli 24’anni.

Si potrebbe pensare che Dante sia entrato in depressione e, per poter incontrare di nuovo la sua amata, abbia intrapreso un viaggio partendo dall’Inferno, passando per il Purgatorio e arrivando finalmente nel Paradiso in cui sa che la ragazza risiede.

Ma ovviamente non è stato tutto il tempo da solo, la sua guida fu Virgilio, colui che scrisse l’Eneide (la storia di Enea dopo che riuscì a scappare da Troia e fondò la città di Roma).

Insieme incontreranno molti personaggi nei vari gironi dell’inferno, ognuno racconterà loro la propria storia e da questo si può capire perché siano finiti lì, oppure vedranno da lontano scene molto forti come Sisifo che deve trasportare un masso su una parete di un monte fino alla cima e solo allora il masso sarebbe ricaduto e l’uomo doveva riportarlo in cima per sempre.

Oppure, quando arriveranno al girone dei traditori vedranno delle teste fuori dal ghiaccio e noterà uno che mangia il cervello all’alto.

Molti di questi personaggi Dante scriverà per non farli dimenticare a nessuno, e anche fare in modo che tutti possono essere ricordati, ma nel 3° canto, oltre a Virgilio, solo un individuo incontreranno dopo aver passato la porta dell’Inferno in cui c’è scritto “Lasciate ogni speranza voi ch’intrate”, la figura in questione è Caronte.

Scritto già in molti scritti antichi, e anche la ragione principale che ai morti vengono dati dei soldi una volta seppelliti, Caronte è il traghettatore infernale che per denaro porta le anime da una sponda all’altra, il fiume che nessun dannato può passare è l’Acheronte.

Per questo Caronte si fa pagare per portare i dannati verso Cerbero e poi torna indietro, questo è il suo compito e questo è lo spazio a lui dedicato.

Ecco il riassunto

Dante e Virgilio arrivano davanti alla porta dell’inferno, essa rappresenta l’ingresso e l’antinferno separato dal fiume Acheronte, qui incontrano gli Ignavi, anime non proprio dannate ma condannate a una pena severa: il contrappasso.

Significa che essi devono patire le colpe con cui in vita hanno ucciso altri uomini, ma Dante aggiunge anche che il significato di questa pena è il non aver mai agito nel bene e nel male nel corso della vita ma si sono schierati solo col più forte facendosi influenzare le idee e dando ordini non suoi.

Persone che in vita non sono state malvagie ma neanche buone, essi sono però sono costretti a inseguire nudi una scritta bianche che volteggia sopra di loro senza farsi prendere, questa scritta rappresenta la loro incapacità a prendere una decisione e seguirla.

Nel mentre questi personaggi vengono punti in tutto il corpo da vespe e mosconi, in questo modo il sangue che esce dalle loro ferite, e le lacrime di dolore dagli occhi, nutrono dei vermi a terra.

Tra di essi Dante nota anche degli Angeli, essi infatti sono tutti quelli che, durante la battaglia tra Dio e Lucifero, non si schierarono con nessuno, ma rimanendo neutrali furono definiti ignavi dopo che Dio ebbe avuto la meglio su Lucifero.

Oltre a questi Dante nota il papa Celestino V, colui che da eremita divenne Papa senza però sentirsi adeguato al titolo, infatti cedette la sua carica a Bonifaccio VIII, Dante ha modo di rimproverarlo per la sua scelta perché a causa di questo scambio di papi egli venne esiliato.

Molti altri personaggi che nella vita sono rimasti neutrali si possono cercare da soli, anche se non vengono citati, il primo che viene in mente è Ponzio Pilato perché ha fatto scegliere al popolo chi salvare tra Barabba e Gesù.

Dante ritiene questo girone degli Ignavi come Rifiuto, dato che sono bloccati all’entrata dell’inferno e nemmeno i Diavoli li vogliono; per questo Virgilio lo invita a non pensarci troppo e a continuare il suo percorso.

Davanti al fiume Acheronte vedono giungere verso di loro Caronte, il traghettatore infernale che rema su una barca, esso viene descritto come un uomo vecchio dalla barba bianche e lunga, ma nonostante ciò la sua voce grida forte: “Guai a voi, anime prave…”.

Quando i due si incontrano, e Dante nota il fuoco negli occhi del traghettatore, quest’ultimo gli urla di andarsene perché lui è ancora una persona viva, inoltre gli prevede che, una volta che sarà arrivato il suo momento, il suo posto non sarà l’Infermo ma bensì il Purgatorio.

È Virgilio a intervenire riferendo al demone che Dante ancora vivo è voluto da Dio adesso, e non si può opporre al suo volere, il traghettatore allora capisce che non ha scelta.

Il canto si chiude che si sente una violenta scossa di terremoto che non solo spaventa Dante ma lo fa svenire, egli poi si riprenderà dall’altra parte del fiume Acheronte.